Dalla Val di Susa alle Alpi Cuneesi, fino alle valli del Nord: come il Piemonte sta trasformando i pendii estivi in palestre a cielo aperto tra agonismo e turismo sostenibile.
C’è stato un tempo in cui lo sci, in Italia, muoveva i suoi primissimi passi. Era il 1896 quando l’ingegner Adolfo Kind faceva scivolare le prime assi di legno sui pendii torinesi, prima di conquistare l’Alta Val di Susa. Oggi, a oltre un secolo di distanza, l’intero arco alpino piemontese è teatro di una nuova “rivoluzione verde”. Con le estati sempre più calde e la necessità strategica di destagionalizzare il turismo, lo sci d’erba (grass skiing) non è più solo una curiosità folcloristica, ma una disciplina tecnica, altamente spettacolare e in rapida ascesa su tutto il territorio.
Tra i pali senza neve: i cingolati del prato
Dimenticate la sciolina. L’attrezzatura per lo sci d’erba ricorda una sorta di “micro-cingolato”: un binario dotato di rotelle e cinghie che permette di scorrere fluidamente sui prati in pendenza. Non ci sono racchette da neve, ma si usano i bastoncini classici, e gli scarponi restano gli stessi dell’inverno.
Ma è la tecnica il vero fulcro di questo sport. A differenza dello sci alpino su neve, dove l’atleta può far scivolare o derapare lo sci per correggere la traiettoria, sull’erba questo è fisicamente impossibile. L’attrezzo non derapa, ma rotola. La curva si ottiene esclusivamente attraverso una manovra precisissima chiamata “rullata”. Lo sciatore deve assecondare una traiettoria pulita, con una sensibilità di spigolo assoluta. È per questo motivo che moltissimi sciatori alpini professionisti scelgono lo sci d’erba come allenamento estivo: non perdona gli errori di postura e costringe a perfezionare la conduzione in vista della stagione invernale.
Da Sansicario al Cuneese: il Piemonte dei futuri campioni
Il Piemonte ha risposto “presente” a questa chiamata, sviluppando un’offerta che abbraccia tutta la regione. Località pioniere come Bardonecchia permettono già a curiosi e appassionati di noleggiare l’attrezzatura e prendere lezioni nei mesi caldi, ma l’obiettivo a lungo termine è estendere questo modello. Dalle storiche piste delle Alpi Marittime nel Cuneese (come Limone Piemonte o il Mondolè), fino ai comprensori del Verbano-Cusio-Ossola, del Biellese e della Valsesia, lo sci d’erba rappresenta una formula vincente per mantenere vive le stazioni sciistiche 365 giorni all’anno.
Sul fronte agonistico, la regione sta già spingendo sull’acceleratore. Le piste dell’Alta Val di Susa, in particolare Sansicario, sono ormai stabilmente inserite nei calendari della FISI. Proprio qui si sono tenute di recente tappe cruciali del circuito nazionale “Talento Verde” e della Coppa Italia Next Pro, con gare di Slalom Gigante che hanno visto sfidarsi le giovani promesse della disciplina a livello nazionale e internazionale.
Lo sci d’erba dimostra che la montagna piemontese, dal confine ligure a quello svizzero, non ha bisogno di aspettare la prima neve per regalare velocità, agonismo e passione. Basta un prato in pendenza, l’attrezzatura giusta e la voglia di tracciare la curva perfetta.