Padel e pallapugno: due giochi, una stessa sponda
Uno è arrivato da lontano e in pochi anni ha riempito città e paesi di campi con le pareti di vetro. L’altro è nato qui, tra le colline del Basso Piemonte, e da secoli si gioca contro i muri delle piazze. Padel e pallapugno sembrano appartenere a due mondi diversi, eppure raccontano la stessa idea di sport: una palla, una sponda e una comunità che si ritrova a guardare.
Il confronto è più attuale che mai. Da un lato il padel, che in Piemonte ha superato quota 700 campi secondo l’Osservatorio Mr Padel Paddle. Dall’altro la pallapugno, che il 9 ottobre 2026 ha inaugurato a Niella Belbo Cà Balun, il primo museo al mondo dedicato a questo sport e alle discipline sferistiche.
Due storie lontane
Il padel nasce in Messico alla fine degli anni Sessanta, su un campo costruito per gioco in una villa di Acapulco. Da lì passa in Spagna e in Argentina, dove diventa uno sport di massa. In Italia esplode negli ultimi anni, tanto che la federazione del tennis ha aggiunto il padel al proprio nome.
La pallapugno ha radici molto più antiche. Discende dalla grande famiglia del pallone col bracciale, il gioco con la palla più diffuso in Italia per secoli. Nel Basso Piemonte e nella Liguria di Ponente è diventata il balôn, uno sport di paese con i suoi campioni e le sue sfide tra borghi. Il nome ufficiale “pallapugno” è arrivato nel 2001, mentre la Federazione Italiana Pallapugno è riconosciuta dal CONI dal 1982.
Il campo e le regole
| Padel | Pallapugno | |
| Campo | 20 × 10 m, chiuso da pareti di vetro e rete | Sferisterio di circa 90 × 16 m, con un muro d’appoggio laterale |
| Squadre | 2 contro 2 | 4 contro 4: battitore, centrale, due terzini |
| Si colpisce con | Pala forata | Pugno protetto da una fasciatura |
| Palla | Pressurizzata, simile a quella da tennis | Circa 10 cm di diametro, 190 g |
| Punteggio | 15, 30, 40, gioco | 15, 30, 40, gioco |
| Dove si gioca | Circoli e impianti, spesso al coperto | Sferisteri e, nella pantalera, le piazze dei paesi |
Cosa li avvicina
Il primo punto in comune è la sponda. Nel padel le pareti di vetro sono parte del gioco: la palla rimbalza e resta viva. Nella pallapugno il muro dello sferisterio fa lo stesso, e nella pantalera i rimbalzi sulle case e sulla tettoia di legno diventano un’arma tattica.
C’è poi una parentela di famiglia. Il punteggio a 15, 30, 40 accomuna entrambi e rimanda agli antichi giochi di palla europei da cui discendono tennis e pallone.
Infine, sono sport in cui contano la lettura del gioco e l’esperienza, non solo la forza. Il padel è amato perché anche un principiante si diverte dalla prima partita. Nella pantalera, ricorda la Regione Piemonte, i giocatori più anziani ed esperti riescono spesso a battere quelli più giovani sfruttando i rimbalzi imprevedibili.
Cosa li distingue
La differenza più evidente è la scala. Il padel è uno sport globale, con un circuito professionistico internazionale e milioni di praticanti. La pallapugno è profondamente locale: vive tra Langhe, Roero, Monferrato e Liguria di Ponente, e proprio per questo è un tratto d’identità del territorio.
Cambia anche il rapporto con il pubblico. Il padel si gioca più di quanto si guardi: è soprattutto pratica amatoriale, tra amici e colleghi. La pallapugno, invece, è da sempre uno spettacolo: le tribune degli sferisteri si riempiono e le sfide tra paesi diventano un appuntamento della comunità.
Poi c’è lo spazio. Un campo da padel occupa poco e si costruisce in fretta, anche in città. Uno sferisterio è un impianto grande, legato alla storia del paese che lo ospita.
Due Piemonti che si parlano
Padel e pallapugno raccontano due anime dello stesso Piemonte. Quella urbana e contemporanea, che adotta uno sport nuovo e lo fa crescere in pochi anni. E quella delle colline, che custodisce una tradizione e la porta nel presente, come dimostra la nascita di Cà Balun.
Non sono in competizione. Il successo del padel dimostra quanto conti la voglia di stare insieme intorno a una palla e a un muro. La pallapugno quella voglia la conosce da secoli. Guardarli insieme aiuta a capire che lo sport piemontese non è fatto solo di grandi eventi, ma anche di piazze, sponde e comunità.